giovedì 17 ottobre 2013
classe IV lezione 11
LA FILOSOFIA DI GIORDANO BRUNO
La cosmogonia di Bruno si presenta inconciliabile con la dottrina cristiana. Al di là della visione panteistica, immanentistica, che si contrappone all'idea di un Dio trascendente delle religioni come ebraismo, cristianesimo e islamismo, la sua teoria secondo la quale l'universo è eterno, esclude il concetto di un Dio creatore, che “agisce”. Niente di più lontano dalle esigenze di una religione rivelata. Fu processato e condannato. Quando, il 17 febbraio dell’anno 1600, viene eseguita la condanna a morte di Giordano Bruno per eresia, il mondo culturale europeo non è più quello del Quattrocento. Di fatto il processo é durato diversi anni , il che testimonia che l' inquisizione romana non era poi così efferata e malvagia come si può pensare , a differenza di quella spagnola. Eppure, la pena capitale, essere arsi vivi sul rogo, venne eseguita in puro stile degli inquisitori di Spagna. Viene offerta al filosofo la via di uscita del pentimento ma egli non volle abiurare; gli venne offerto di prendere il veleno prima, per non soffrire ma non lo volle dicendo che anche di questo non potevano scaricarsi la coscienza dei suoi inquisitori; gli venne offerto bi baciare la croce ma rifiutò l’idolatria. Qualche anno prima, quasi in premonizione, aveva scritto: "Ho lottato, é molto: credetti poter vincere ma alle membra venne negata la forza dell'animo, e la sorte e la natura repressero lo studio e gli sforzi. E' già qualcosa l'essersi cimentati; giacché vincere vedo che é nelle mani del fato. Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile…” Morì, per usare un’espressione di Hegel, come il primo degli eroi della ragione pensante. Fu una figura quasi leggendaria. Non abbiamo il tempo per studiare in maniera esauriente la filosofia di Bruno ma del suo pensiero ripercorreremo il profilo più importante, consapevoli che quando si studia un autore di filosofia si tratta sempre di scegliere un’angolazione ed un percorso fra i tanti possibili. Quello che vi propongo è uno di questi, spero interessante per tutti voi.
§1. L’infinito universo
Bruno é sostenitore della infinità dell' universo. Non dovete stupirvi se intendo sottolineare subito questo aspetto, oggi dato quasi per scontato, almeno in senso generale, perché ancora nel secolo XVI il concetto di infinito non si applicava quasi a niente perché richiamava sinistramente l’idea di indefinito, incerto, indeterminato. Invece uno degli aspetti della rivoluzione scientifica fu la rivoluzione astronomica che grazie a Copernico dalla teoria geocentrica passò a quella eliocentrica , un radicale cambiamento di punto di vista : certe cose non potevano essere spiegate guardando dalla Terra , e così Copernico passò ad esaminarle dal Sole , cambiando appunto il punto di vista . E' importante l' impatto che ebbe sul mondo questa teoria : ci fu chi la rifiutò perché faceva letteralmente paura, perché dava il senso di perdita di punti di riferimento : da Aristotele in poi si era abituati all' idea di un mondo finito posto al centro dell' universo con punti di riferimenti assoluti. Con Copernico non si arriva ad affermare l' infinità del mondo , ma si vengono a " scardinare " alcuni punti di riferimento , primo fra tutti la centralità della Terra . Bruno , in questa infinità, considera molto più credibile la teoria copernicana di quanto non lo fosse quella tolemaica; vediamo perché. Bruno, a differenza di Copernico che aveva negato l' infinità dell' universo, accetta l’eliocentrismo come punto di partenza per ammettere l' infinità dell' universo. Copernico continuava, sì, a concepire l' universo come qualcosa di finito, ma esso diventava comunque enormemente più grande , aprendo la strada all’infinito. Bruno invece passa, sulla scia di Cusano, a sostenere positivamente l' infinità dell' universo . Quello che per i più era segno di smarrimento e perdita di riferimenti , per Bruno diventa punto di partenza per una visione liberatoria dell' universo. L' idea del mondo infinito dà l' idea di un' infinita libertà umana; Cusano del resto diceva che la causa infinita non può che estrinsecarsi in un effetto infinito e diceva anche che il mondo é infinito nel senso che é somma infinita di enti finiti . Invece Bruno dirà una volta per tutte che l' universo é infinito proprio perché effetto di una causa infinita; non solo , ma se esaminiamo la questione in termini cusaniani , ossia se il centro dell' universo può essere identificato con qualsiasi punto dell' universo stesso (dato che la concezione dell' universo come contrazione di Dio conduce Cusano a vedere in esso l’infinità di Dio ) , la sua circonferenza , cioè il suo confine , non può essere determinato ed esso si estende in misura ugualmente indeterminata da ogni lato. Il rapporto tra Dio-mente e mondo non è dunque concepito da Bruno come tra essere trascendente e un mondo finito; infatti, poiché Dio è l’infinito assoluto, l’assolutamente tutto, in cui coincidono potenza e atto, assoluta unità ove gli opposti si annullano, anche il mondo è un infinito composto da parti finite sparse nello spazio e nel tempo. Dunque dalla intuizione che abbiamo visto in Cusano di un infinito che concettualmente coincide con Dio, ora con Bruno assistiamo ad uno sviluppo ulteriore. L’idea di un principio consapevole di sé che comunque prudentemente Cusano aveva sempre volutamente ribadito, anche per allontanare qualunque lontano sospetto di eresia, con Bruno si trasforma in quella di una profonda e misteriosa mente che tutto governa.
§ 2. Una visione del cosmo completamente rivoluzionaria
Secondo Bruno il movimento cosmico non è dovuto a un motore immobile, come nel sistema astronomico aristotelico, ma a princìpi interni ai corpi celesti (dato che l'universo è infinito e quindi non c'è nulla "fuori" di esso): tali princìpi sono quelle che egli chiama le anime dei singoli mondi, inquadrandole in una teoria che esprime nella sua opera “La cena delle ceneri” e che somiglia molto ai ragionamenti che avrebbe poi condotto Galilei sotto il nome di principio di inerzia. Infatti Bruno sostiene che il movimento è intrinseco alla natura stessa dell'universo e dunque per Bruno dire “corpo” e dire “movimento” non significa parlare di qualcosa di diverso; ragazzi, consideriamo che siamo nel 1584 e, come vi ho chiesto molte volte di fare, cercate per ora di comprendere l’ampiezza delle riflessioni e non di discuterle perché Giordano Bruno non può essere discusso con i parametri scientifici che noi oggi assumiamo quasi automaticamente . Si avvicinò moltissimo ed in modo straordinario per quei tempi anche all’idea di moti relativi. La relatività del moto considerata da Bruno era basata sull’idea della partecipazione di tutte le cose, appartenenti a un sistema, al moto stesso del sistema, in una maniera tale che qualsiasi moto traslatorio (uniforme o non-uniforme, rettilineo o circolare o comunque curvilineo) senza rotazioni non modifica i fenomeni. Così, non si può comprendere che la Terra abbia un moto traslatorio di rivoluzione intorno al Sole, perché questo moto della Terra non altera i fenomeni del moto dei corpi appartenenti al sistema della Terra. Comunque, sempre per Bruno, le rotazioni procurano, si, una differenza, ma sono intrinsecamente moti relativi fra le differenti parti del corpo. Dio in tutto ciò, o meglio ciò che i credenti chiamano “dio” non è altro che la forza infinita presente nella natura, che imprime vitalità e ordine a tutta l’infinita materia dell'universo, anche perché solo una forza infinita potrebbe muovere una massa infinita. Bruno concepisce allora il mondo come un complesso infinito di sostanza la cui anima è Dio, che viene definito Mens insita in omnibus e tale sarebbe la visione immanente di Dio, ovvero la concezione del Divino che è il Tutto, e del Tutto che è il Divino.. Infatti, aggiunge Bruno lasciandoci sbalorditi anche in ciò al pari di quanto abbiamo visto per l’inerzia, la morte è solo apparenza, in quanto la materia, seppur muti aspetto, permane sempre come materia, e dunque in Dio; egli afferma che “ tutto si muta ma niente si annihila” che sembra anticipare la chimica del secolo XIX. Infatti, ogni cosa è partecipe della vita, perlomeno come materia. La visione di Bruno appare dunque, per certi aspetti, panteista. Tuttavia, accanto alla nozione panteista di un Dio immanente nell'universo, Bruno presenta anche un altro concetto della divinità ovvero quello della Mens super omnia. Il rapporto fra la Mens ( che sia insita in omnibus o super omnia) e la mente umana è quello che c'é tra lo scultore e la statua: se si conosce la statua , essendo essa fatta dallo scultore si conosce in qualche misura anche lo scultore ; ma non lo si conosce totalmente perché nella statua lo scultore ci mette una parte di sé , non tutto se stesso. Si tratta indubbiamente di una visone trascendente di Dio, inteso da Bruno come forma o intelletto universale, che ogni cosa subordina e governa. Alcuni studiosi hanno visto in questa dottrina un'adesione di Bruno alla teoria della doppia verità preannunciata da Bernardino Telesio: una per la conoscenza che oggi diremmo scientifica ma che Bruno chiamava filosofica ed una per la riflessione che oggi chiameremmo filosofica ma che Bruno chiamava religiosa.. Ed in effetti Secondo Bruno, bisognerebbe distinguere fra verità filosofica e verità religiosa: per il filosofo e lo scienziato, Dio è immanente nel mondo, e addirittura si identifica con esso, mentre per la teologia esso è essenzialmente trascendente, cioè distinto e separato dal mondo.. Ma questo lo vedremo dopo; intanto dobbiamo chiederci quale fosse l’idea bruniana di natura.
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