mercoledì 13 novembre 2013
classe V Hegel (3)
§ 4. La Scienza della logica
Per Hegel gli antichi hanno fatto un grande passo sulla via della scientificità, in quanto hanno saputo elevarsi dal particolare all’universale; tuttavia egli osserva che le idee platoniche e i concetti aristotelici sono rimasti, per così dire, bloccati in una rigida quiete. La logica, cioè, a parere di Hegel, non ha fatto nessun passo avanti e nessun passo indietro. Lo stesso Kant riconosce che la logica, come scienza del pensiero puro, non aveva fatto sostanzialmente progressi, dopo la forma che Aristotele, per primo, le aveva dato. Ciò, però, non significa, osserva Hegel, che essa sia nata già perfetta e non suscettibile di rielaborazione: occorre invece sviluppare un nuovo modo di avvicinarsi alla logica, adeguato ad esprimere nuovi contenuti, a percorrere internamente il pensiero nel suo movimento puro, non nei suoi risultati concettuali come i sillogismi e le procedure analitiche. Nasce così un’opera di indiscutibile intento innovativo, che ha conosciuto una considerazione spaccata in modo alquanto netto: esaltata da alcuni e, come abbiamo visto nella introduzione al pensiero di Hegel, vituperata da altri. Tuttavia un’opera di quelle che fino a quando l’aggettivo andava di moda, sarebbe stata definita radicale.
Di questa opera, solo pochissime parti, quelle che ne testimoniano da un lato la sua assoluta diversità dalle logiche precedenti e dall’altro la profondità ed affascinante problematicità dei suoi passaggi: il problema del cominciamento e il metodo di avanzamento. Tralasceremo, in pratica, l’opera in quanto tale per concentrarsi su i suoi aspetti storicamente più importanti
Il problema del cominciamento e del metodo
Tutte le discipline hanno un cominciamento che è ben definito, che le contiene: la storia con i fatti e la chimica con gli elementi, la matematica con i numeri e la biologia con la vita, la filologia con la lingua e la fisica con i fenomeni, e così via, ciascuna ha un oggetto iniziale di cui e da cui è definita e definiente. Ciascuna ha il suo lemma , suo contenitore, quindi tutte le discipline cominciano in modo lemmatico, ( perché lemma in greco significa contenitore) e tutte si avvalgono della logica per procedere. La logica, però, in quanto tale, da che cosa comincia? come comincia? Come procede? A queste domande bisogna ovviamente rispondere “ con se stessa”. Il che pone problemi straordinari. Infatti qualunque cominciamento del pensare io possa pensare è già pensato, quindi se raggiungo come risultato il cominciamento, questo non può essere tale.
Il cominciamento del pensare sarà coincidente con il suo risultato, perciò il problema della logica è che qualunque cominciamento consideri, esso non è più un cominciamento vero e proprio. Tutto ciò che attiene al cominciamento attiene anche al risultato, perciò la logica è un cerchio e non una retta che inizia da qualcosa, perché qualunque sia il punto da cui parto, ovvero il cominciamento, ho già fatto un ragionamento che mi porta a dire che proprio quello è il cominciamento. Dunque una spirale problematica, contraddittoria. Ma il punto è proprio questo, cioè che la logica hegeliana si contrappone alla logica tradizionale, fondata sul principio di identità e di non contraddizione, che viene da Hegel considerata non in grado di giungere alla mediazione, ossia a cogliere l’unità degli opposti nella loro sintesi. Ora, dire il cominciamento coincide con il risultato equivale a dire che il cominciamento non è mai un vero cominciamento, non posso però nemmeno ipotizzare che non ci sia un cominciamento perché devo iniziare con qualcosa. Quindi tutte le discipline usano la logica, ma quando si tratta di fornire il metodo per se stessa, essa non ci riesce; come dire che dà alle altre ciò che a se stessa non può dare, cioè la norma.
Non posso infatti dare alla logica una norma che non sia interna alla logica stessa. Ne deriva che devo fare differenza fra cominciamento della logica e principio. La logica ha un principio , la contraddizione, che non coincide con il cominciamento, che nella logica è anche un risultato di se stesso. Quindi il principio da cercare è la dialettica, non la consequenzialità, cioè un pensiero che ammette i suoi contrari, ovvero devo dire che il cominciamento è frutto di un altro cominciamento e questa è un’affermazione contraddittoria. Si può accettare ciò solo assumendo la contraddizione alla base del pensare, cioè che ogni cominciamento risulta da una contraddizione. Perciò bisogna prendere un cominciamento tale da contenere qualunque determinazione, il più generico possibile che quindi contiene la genericità. Deve procedere non andando avanti, ma andando indietro.
Per Hegel la logica consiste in ciò, tornare indietro facendosi carico di ciò che si incontra, e ogni cosa che si incontra è un pezzo di un mosaico da ricostruire. Questo procedimento a ritroso si chiama Aufheben, termine la cui traduzione è molto difficile, perché lo stesso Hegel nell’adoperare questo termine avverte che non va inteso nel significato comune di “tirar via, prendere per sé”, bensì anche “assumere”; questo concetto si può esprimere in latino o in italiano antico tramite il verbo “tollere”. Aufheben sta propriamente per “toglimento”, ovvero svuotamento-assuntivo, espressione un po’ difficile che corrisponde ad assumere qualcosa per farlo diventare parte di un processo cognitivo. Inoltre tollere , in latino, come suggerisce di intenderlo lo stesso Hegel, significa anche farsi carico di qualcosa. Il toglimento, l’Aufheben, è il processo verso il cominciamento, ne deriva un cominciamento come puro essere. Il cominciamento della logica è l’immediato e l’indeterminato, perché il puro essere non è nulla. Quindi il puro essere di fatto è il puro nulla e perciò siamo costretti ad accettare la contraddizione.
Si può dire che la verità è che l’essere passa nel nulla e viceversa, perché quando si arriva alla massima generalità, alla fine non si parla di nulla. Infatti se penso l’essere puro, in realtà non penso a nulla. Dunque il punto di partenza dell’analisi hegeliana è l’essere, sì, ma l’essere vuoto, puro e semplice. Ma, se ci si pensa bene, non è forse questa l’idea del nulla? Il semplice essere e il semplice nulla sembrano così coincidere. Questo essere deve divenire. Il “divenire” è appunto il terzo principio della logica hegeliana.
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