sabato 11 gennaio 2014
CLASSE IV SPINOZA PRIMA PARTE
SPINOZA
La critica al concetto di “res” cartesiana
Il successo riscosso dalla prospettiva cartesiana e la nascita conseguente della scuola razionalistica, aveva indotto una buona metà dei pensatori del Seicento a dare per scontata l’esistenza di una doppia sostanza, cogitans ed extensa, infinita e finita. Tale certezza è fortemente contestata da Baruch Spinoza. Per lui l’errore cartesiano è di tipo logico perché si può arrivare a distinguere fra estensione e spirito solo dopo e non prima avere concepito il sostantivo res; mentre per Cartesio è un tutt’uno dire res e res cogitans perché soggettivamente io penso la res cogitans e dunque nell’atto di pensarla non presuppongo la res ma l’atto di pensare (dal che il cosiddetto soggettivismo cartesiano), per Spinoza io posso pensare perché sono sostanza insieme pensante e fisica; come dire che per Spinoza prima presuppongo una sostanza e poi, pensandola, la distinguo in una finita (extensa) ed una infinita (cogitans). La sostanza è una non due, secondo Spinoza, e non ha senso anticipare il dualismo all’origine della sostanza. In altri termini per il filosofo olandese la sostanza viene distinta in due non da se stessa ma dall’atto autocosciente; come dire: so di pensare e che il pensare non è fisicità, certo, ma il mio saperlo è esattamente il risultato di una esistenza assoluta della sostanza. Una sostanza, non due. Non dualismo ma monismo. Pur facendo spesso riferimento dell'ordine geometrico, cioè la forma matematica , la filosofia di Spinoza abbandona dunque il presupposto sancito da Cartesio, per il quale vi sono due sostanze. Inoltre, se vi fossero due sostanze distinte dovremmo definire l’origine di quella subalterna, cioè quella sensibile, la qualcosa richiederebbe, cosa che fanno si Agostino sia Cartesio, di accettare o che la sostanza infinita generi quella finita o, cosa che preferisce fare Agostino, dire che quella corporea è massa informe et incomposita che può essere equiparata al nulla (prope nihil). Per Spinoza il principio primo di tutte le cose è la sostanza unica, intesa come ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un'altra cosa da cui debba essere formato. Se si arriva ad intuire il cogito e la sua non appartenenza alla corporeità è perché esistono sia il cogito sia il corpo; dunque si deve partire da un’unica sostanza e poi studiarla appropriatamente. Per Spinoza, lo stesso concetto di Dio deriva dall’esistenza assoluta della sostanza. Questo Dio-sostanza non ha volontà ed intelletto, intesi come le si intendono negli uomini, non è un grande orologiaio, in quanto non è una persona. Per questo suo punto di vista Spinoza venne indotto ad abbandonare, in ordine cronologico, prima la religione ebraica, poi la confessione calvinista e poi quella cattolica. Venne espulso da tutte queste chiese, perse i vari insegnamenti e lasciò Amsterdam, adattandosi a fare il pulitore di lenti in una cittadina dell’interno. Da un brillante e stimato allievo di Cartesio, Nicolas Malebranche, venne definito sordidus el lutulentus atheus; penso che la traduzione a possiate farla anche senza il mio aiuto. Questo rifiuto della prospettiva spinoziana aveva però un presupposto di fondo. In effetti, così ragiona Spinoza, se la sostanza è intesa come una realtà autonoma, autosufficiente, che non ha bisogno di altri esseri per esistere, allora una tale sostanza può essere soltanto ciò che comunemente è chiamato Dio, ovvero una realtà increata, eterna ed infinita ma specialmente unica ; non possono essercene due uguali. Le cose singole non scaturiscono né per creazione né per emanazione; esse derivano piuttosto necessariamente, come dalla definizione di una figura deriva necessariamente che, ad esempio, la somma degli angoli interni di un triangolo è uguale a due retti. Insomma, le cose che sono oggetto di conoscenza scaturiscono in modo necessario dalla Sostanza, come le conseguenze di particolari premesse.
La sostanza
Per Spinoza esiste “..un'unica sostanza, non limitata da altre, unica e sola realtà, identificata con Dio. "Tutto ciò che è, è in Dio e non può essere né essere concepito senza Dio". Perciò la sostanza è contemporaneamente Dio e natura : Deus sive natura. Tale sostanza è causa sui ed esiste necessariamente, poiché la sua esistenza è implicata dalla sua essenza, ed è infinita, poiché se non fosse così dovrebbe essere limitata da una qualche altra sostanza della sua medesima natura. Il Dio-sostanza , in quanto infinito, consta logicamente di infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime l'essenza infinita ed eterna. Gli attributi sono ciò che l'intelletto percepisce della sostanza come costituente la sua stessa essenza. Le cose del mondo spirituale e materiale non sono che modi di essere di tali attributi. il Dio-natura spinoziano è causa efficiente, immanente, di tutta la realtà, la quale non è che un modo di Dio stesso, non diversamente da come Giordano Bruno concepiva infinito universi e mondi. Dio, per Spinoza, come sostanza infinita, è natura naturans, il mondo è natura naturata. Più avanti vedremo l’importanza di questa concezione. Tale sostanza è causa sui ed esiste necessariamente, poiché la sua esistenza è implicata dalla sua essenza, ed è infinita, poiché se non fosse così dovrebbe essere limitata da una qualche altra sostanza della sua medesima natura. Dio, in quanto infinito, consta di infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime l'essenza infinita ed eterna. Gli attributi che noi conosciamo sono ciò che l'intelletto percepisce della sostanza come costituente la sua stessa essenza. Ogni attributo è in sé infinito, ma esclude gli altri. Voi direte che sta andando per la tangente. Si. Chiariamo. Per “attributo che esclude gli altri” va intesa una specie di formula logica di auto coerenza; lo vedremo meglio in un estimatore di Spinoza , cioè Leibnitz. Possiamo se volete fare l’esempio del sistema litro-metro. Un litro non lo puoi convertire in un metro e viceversa, no? Ecco, immaginate che ogni attributo sia un sistema non-convertibile. Le cose del mondo spirituale e materiale non sono che modi di essere di tali attributi. Dio è causa efficiente, immanente, di tutta la realtà, la quale non è che un modo di Dio stesso. Dio, come sostanza infinita, è la natura naturante, il mondo è la natura naturata. Dio è libera causalità, in quanto agente per la sola necessità della sua natura, perciò in lui libertà e necessità coincidono. Dio non ha volontà ed intelletto, in quanto non è persona e quindi non possiede tali attributi, almeno non nel senso in cui noi, come esseri umani, siamo soliti considerarli. In natura nulla è contingente, ma ogni cosa è determinata dalla necessità della natura divina. Dato l'ordine necessario del mondo, non ha nessun senso parlare di cause finali. natura ogni cosa è determinata dalla necessità, non ha nessun senso parlare di cause finali. Degli infiniti attributi della sostanza, solamente due sono percepibili dall'intelletto: il pensiero e l'estensione. Il pensiero è l'attributo che comprende, come concetto, tutti i singoli pensieri, i quali sono modi di presentarsi della sostanza divina. L'estensione è l'attributo che comprende i vari corpi estesi, anch'essi modi della sostanza che è infatti, sia la cosa pensante sia e la cosa estesa. Idee e corpi appartengono a due ordini ben distinti, in quanto sono modi di due attributi distinti. Dio perde così la funzione di autore e creatore del mondo, che in genere non aveva nel mondo greco ma che gli veniva ovviamente riconosciuto nell'ambito del pensiero ebraico-cristiano. Leggiamo le stesse parole di Spinoza, tratte dal suo capolavoro, “Ethica more geometrico demostrata”; dove per “etica” si deve intendere l’atteggiamento generale del conoscere, ovvero l’habitus (in greco ethos) mentale della conoscenza.
I. Per causa di sé intendo ciò la cui essenza implica l'esistenza,
ossia ciò la cui natura non può essere concepita se non come esistente.
II. Si dice finita nel suo genere quella cosa che può essere limitata
da un'altra cosa della stessa natura.
III. Per sostanza intendo ciò che è in sé ed è concepito per sé:
ovvero ciò, il cui concetto non ha bisogno del concetto di un'altra cosa, dal
quale debba essere formato.
IV. Per attributo intendo ciò che l'intelletto percepisce di una
sostanza come costituente la sua essenza.
V. Per modo intendo le qualità di una sostanza
VI. Per “ Dio” intendo l'ente assolutamente infinito, ossia la sostanza
che consta di infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime un'eterna ed
infinita essenza.
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