venerdì 20 settembre 2013
APPROFONDIMENTO DI STORIA N.1 classe V
Approfondimento n.1 per la classe V
La questione petrolifera alla fine del secolo XIX
Con la fine dell’Ottocento le potenze europee chiudono la partita per l'Africa, la cui lontananza dai teatri di guerra era tutto sommato rassicurante per tutti, e si pongono un nuovo obiettivo: la corsa al controllo del Medio Oriente e la ridefinizione di equilibri e alleanze lungo gli assi che aprono al medio oriente, ovvero i Balcani. I motivi di questa traslazione di interessi e competizioni riposa sulla questione energetica dato che ormai già nell’ultimo scorcio di secolo il carbone, come fonte di energia, stava cedendo il passo al petrolio.
Culla dell'era del petrolio era stata la Pennsylvania, a cavallo del 1860. Il primo concorrente del petrolio americano fu il petrolio russo di Baku che raggiunse, attorno al 1890, i quattro quinti della produzione statunitense, senza con ciò riuscire a dare allo sviluppo russo un ritmo americano. La causa di questa insufficienza riposava nella modesta presenza di una borghesia imprenditoriale in Russia, al contrario di quanto invece accadeva negli U.S.A. Infatti dei tre grandi nomi che dominavano allora il settore petrolifero, Rockfeller in America, Nobel e Rothschild in Russia, solo il primo poteva contare su un vero e proprio sistema industriale di supporto. Nel 1890, Rockfeller con la Standard Oil, ( l’attuale ESSO ) controllava i sette decimi del mercato, e i "russi" i restanti tre decimi. Il primo tentativo di creare un cartello mondiale, subito abortito, fu compiuto nel 1895 tra Standard Oil e i Nobel che si spartirono il mercato globale nella proporzione di 75-25. Infatti negli anni '90 era emerso il terzo polo petrolifero, nelle Indie olandesi, con l'inglese Shell nel Borneo e l'olandese Royal Dutch Company a Sumatra; le due società poi, di fronte all’insorgenza del quarto polo petrolifero, si sarebbero unite nel 1907 in un gruppo a maggioranza (60%) olandese e nome inglese (SHELL). Infatti improvvisamente all’inizio del secolo cominciò a delinearsi, come quarto polo, il Golfo Persico. Il ciclo petrolifero del Golfo iniziava mezzo secolo dopo quello americano. Mentre il baricentro della potenza finanziaria e militare si spostava dal Vecchio al Nuovo Mondo, il baricentro petrolifero iniziava lentamente il cammino inverso. La risultante dei due movimenti non poteva essere indolore, anche se gli Stati Uniti conservarono l'assoluto primato produttivo nel petrolio e la piena autosufficienza petrolifera per altri quattro decenni. Ma per comprendere il motivo di tanto interesse bisogna fare qualche passo indietro.
L’importanza del petrolio oggi si da per scontata ma le cose non erano state subito chiare; negli stessi anni nei quali l’Europa adottava ( ed investiva ) nell’illuminazione a gas, gli USA adottavano quella a petrolio; ma quando l’Europa cominciò abbandonare l’illuminazione a gas ( con gravi dissesti per quanti avevano investito cifre enormi in quel settore…) e ad importare petrolio americano, allora molti si accorsero che qualcosa di determinante stava accadendo. Innanzi tutto l’introduzione della stufa a kerosene, che fece una parte importante perché fece piegare verso il petrolio dal quale quel combustibile deriva. Poi intervenne la svolta formidabile dei motori endotermici, entrambi inventati in Germania, sia quello dell’ing.Otto (ciclo Otto, a benzina ) sia quello dell’ing. Diesel ( ciclo Diesel, a nafta ). Entrambi non utilizzavano più il carbone, che aveva segnato la grande rivoluzione industriale, che in Europa era disponibile, ma necessitavano della base-petrolio, che in Europa non c’era, a parte la Russia e la Romania. Le navi poterono finalmente adottare motori endotermici ed evitare di appesantirsi con enormi stivaggi di carbone che oltre a pesare occupava uno spazio considerevole. Vennero poi ben presto varate le navi-cisterna e fu possibile sin dai primi del ’900 evitare scali di rifornimento. Le nazioni moderne videro crescere immediatamente, nei loro cantieri navali, le commesse di navi da trasporto dotate non più di motori a vapore bensì di grandi motori endotermici.
Ciò dette un impulso enorme, veramente poderoso, alla produzione di acciaio sia per la produzione di parte della componentistica dei motori sia per le navi; sin dal 1893 le industrie tedesche Krupp avevano brevettato un procedimento per ottenere un acciaio di grandissima qualità, con una miscela sapiente di manganese, cromo e molibdeno. Ne era risultata una lega di acciaio che attirò anche l’interesse degli apparati militari in quanto risultava a parità di peso enormemente più resistente del “semplice” acciaio fatto da ferro e carbone ad altoforno. Prove di proiettili dettero risultati così rilevanti che iniziò, parallelamente al varo di grandi bastimenti mercantili con motori endotermici, anche quello di navi da guerra corazzate.
Ma l’accoppiata, già da sola rilevantissima, dell’uso di petrolio ed acciaio divenne dirompente con l’utilizzo industriale dell’energia elettrica. Le centrali di produzione di energia elettrica potevano alimentarsi con il petrolio erogando alle industrie anche a distanze considerevoli tutta l’energia per far funzionare laminatoi ed altiforni per la siderurgia, nonché forza motrice per tutte le macchine impiegate nelle più svariate lavorazioni industriali. Scomparvero i complicati manovellismi tipici delle macchine dell’ottocento spesso fonti di gusti ed infortuni sul lavoro e con motori elettrici si poté fare funzionare in modo enormemente più efficiente ogni tipo di meccanismo. Si consideri inoltre che l’efficienza energetica di un motore elettrico sfiora il 98% mentre quello endotermico non supera il 35%. Il Business della trasmissione di energia divenne centrale per molte aziende e così naturalmente la produzione di energie elettrica. Dopo il 1896 l’Europa praticamente andava a petrolio
Ma mentre queste innovazioni trasformavano il mondo, le grandi potenze cercavano di assoggettarlo. La Gran Bretagna per prima: ha occupato l’Egitto, imponendo il protettorato inglese (1882), non dopo essersi aggiudicata comunque la maggioranza delle azioni del Canale di Suez. Doma rivolte, come nel Sudan, dove era scoppiata una rivolta contro gli Inglesi, che viene domata nel 1885. Grazie alla conquista personale del governatore della Colonia del Capo, Cecil Rhodes, nel frattempo, la Gran Bretagna estende il suo dominio sulla Rhodesia (1890), vagheggiando la realizzazione di un progetto ambizioso, condensato nella famosa formula "dal Capo al Cairo". Si tratta della All red Route che avrebbe dovuto collegare con una strada l’Egitto al Sud Africa.In America, invece, dove la Gran Bretagna possedeva fin dal Settecento la colonia del Canada, concede alle varie province di Formare la Confederazione Canadese (Dominion of Canada, 1867), con un governatore rappresentante il re. Analogamente, in Australia, permette alle varie colonie di formare una Confederazione Australiana (Commonwealth of Australia, 1900). Quanto alla Francia, che aveva occupato da tempo l’Algeria (1830), stabilisce un protettorato sulla Tunisia (1881) e sul Marocco (1911) non senza gravi contrasti internazionali, rispettivamente con l’Italia e la Germania.
L’Italia, potenza fino ad allora non colonialista, viene infatti violentemente colpita nei suoi interessi commerciali e finanziari in Tunisia dove aziende e banche erano di titolarità italiana; questo evento ha in Italia una e contribuisce ad indurre l’Italia a sottoscrivere la triplice Alleanza Trasforma in colonia il Senegal, sulle coste del quale erano presenti insediamenti francesi fin dal Seicento. Si spinge nel Sudan Occidentale e Centrale, fino a Fascioda (1898), ma è costretta a ritirarsi per l’opposizione della Gran Bretagna; forma la colonia del Congo Francese (1885), esplorato dal nostro Pietro Savorgnan di Brazzà per conto dei Francesi; colonizza l’isola di Madagascar (1896) e il deserto del Sahara (1899). In fine, in Asia, si costituiscono le colonie francesi dell’Indocina.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento