lunedì 23 settembre 2013
lezione 4 classe IV Il dibattito sull'argomento a priori
IL DIBATTITO STORICO SULL’ARGOMENTO ONTOLOGICO DI ANSELMO D’AOSTA
La critica di Tommaso d’Aquino
Per Gaunilone, non era legittimo, nella Ratio Anselmi, il passaggio dalla ratio cognoscendi, ovvero dal piano logico, alla ratio essendi, cioè all'effettiva esistenza. Diverso è invece l’atteggiamento di Tommaso d’Aquino. Tommaso, infatti, analizza la definizione: nell'argomento anselmiano, a priori, si parte dal presupposto che Dio sia la cosa, l’Ente, più grande. Ma per Tommaso Dio è al di fuori dalla rappresentazione umana e quindi non possiamo assumere una definizione a Dio; se così fosse, infatti, dovremmo fornire la nozione essenziale di Dio, cosa che invece non siamo in grado di comprendere con la sola ragione.
La critica di Kant
Nella ratio Anselmi, secondo Kant, si utilizza come dimostrazione il fatto che, poiché Dio è l'essere perfettissimo, tra le sue perfezioni non può mancargli quella di esistenza, e pertanto esiste. Kant ricorda però che "l'esistenza non è predicato del concetto". Il concetto riguarda definizione: io posso, ad esempio, anche definire un concetto perfettamente valido per la saga di Harry Potter o per un videogioco della Play Station ma con ciò non fornisco il concetto di esistenza. Così, se io dico che Dio è l'essere perfettissimo, non per questo Dio deve esistere fuori dalla mia mente perché lo sto pensando perfettissimo nella mia mente. Vi è di più: una dimostrazione non può essere valida se se ne postula la conclusione se dico Essere sommamente esistente, è come se postulassi la sua esistenza prima di condurre il ragionamento. Né può valere la coerenza logica; noto è l’esempio kantiano a quest’ultimo riguardo: è come se immagino la perfetta coincidenza fra il mio portafoglio e una banconota di €100 (Kant dice “cento talleri”); bene, tale non contraddizione non fa sì che per ciò io li possegga nel portafogli quella cifra..
La difesa di Hegel
Hegel critica la critica di Kant e dunque reintroduce Anselmo. Infatti, se io penso 100 talleri nel mio portafogli, per me, fino a quando non verifico, sono esistenti. Se ne dubito, vuol dire che non l sto pensando esistenti; l’equivoco secondo Hegel nasce dal fatto che Kant unifica pensare e conoscere e si trova costretto a far dipendere il primo dal secondo. Scrive Hegel: “Dunque per Kant”-osserva Hegel- “Il reale non contiene più che il possibile; cento talleri reali non contengono nulla più che cento possibili.... I cento talleri non diventano meno, quando non siano, e non diventano più, quando siano”. Ma secondo Hegel, se si inverte la direzione della ratio ci si accorge che Kant mescola la questione dell’esistenza determinata fisicamente con la coerenza logica.Dunque per Hegel a livello di pensiero Kant sbaglia a criticare Anselmo.
Cantor e Gödel
La questione, venne riproposta nel 1872 dal matematico Georg Cantor. Egli dimostrò la coerenza logica di una infinita graduatoria di infiniti. Al culmine di questa scala ci sarebbe stato un'ineffabile infinito-perfetto, assimilabile all’Ens quo maius nihil cogitari potest" di Anselmo. Una soluzione meno teologica di quella cantoriana è quella di Kurt Gödel che sostituisce all'infinito Assoluto-perfetto di Cantor, un'infinita scala di infiniti, sopra la quale c'è un'altra scala di infiniti... e così via, all’infinito
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