lunedì 16 settembre 2013

La trama del "Faust" di Goethe

Trama del Faust di Goethe. Tutto comincia con una scommessa in Paradiso fra Dio e Mefistofele; quest’ultimo era andato a fare visita a Dio e trovando i suoi “colleghi” arcangeli lodare la perfezione del creato, esprime il suo dissenso sulla presunta “perfezione” dell’atto divino. Per dimostrare la sua tesi cita gli uomini, creature molto amate dal Creatore, che però invece di essergli grate, non fanno altro che rotolarsi nei piaceri inutili. Dio ascolta Mefistofele e dice che fra tutti i diavoli è in fin dei conti il migliore, perché è un beffardo; però non tutti gli uomini sanno solo cercare piaceri inutili e indica in Faust uno spirito che anela a cose superiori. Mefistofele ne dubita ed è convinto che se Dio gli da il permesso, prima o poi lo accalappierà. Dio accetta e gli conferisce il potere di presentarsi a Faust.Ma chi è Faust? Faust è un professore universitario, scienziato ed alchimista. Ha studiato tutta la vita, ma si rende conto che, per quanto l’uomo si sforzi, la sua conoscenza è nulla. Si dedica allora alla magia nera, per cercare di svelare i segreti della Natura. Il suo è un un tendersi verso qualcosa che sembra irraggiungibile, in uno “Streben”. Faust evoca così un diavolo, Mefistofele. Il diavolo gli propone un patto: servirà Faust per tutta la vita, esaudirà ogni suo desiderio, mettendogli a disposizione i suoi poteri. In cambio, Faust lo servirà nell’altra vita. L’uomo però non crede alla vita futura e propone di trasformare il patto in una scommessa: “Se dirò all’attimo: sei così bello, fermati! – allora tu mi potrai all'inferno”. Mefistofele accetta. Inizia la vita piena di piaceri e desideri appagati. E’ in questo contesto che avviene l’incontro con Margherita, una ragazza umile, che Faust cerca di contattare mentre esce dalla chiesa. Con l’aiuto di Mefistofele, le regalerà gioielli, tentando di corrompere quell'anima semplice. Ci riuscirà ed "avrà" Margherita.Più tardi si verrà a sapere che Margherita dovrà subire la pena capitale per infanticidio: dopo aver partorito il figlio di Faust, che l’aveva abbandonata, la disperazione l’aveva portata alla follia pura e all’uccisione del figlio. Verrà salvata in punto di morte, e andrà in Cielo, per via della sua buona fede e del suo cuore semplice tratto in inganno. Nella seconda parte della tragedia si inseriscono i personaggi tratti dalla classicità, fra cui spicca la storia con Elena di Troia. Si avvicendano figure mitologiche, personaggi storici, filosofi come Talete e Anassagora, etc... Nel laboratorio che fu di Faust, un suo assistente, Wagner lavora a un esperimento straordinario che il professor Faust tanto desiderava compiere, ovvero la creazione chimica di un uomo; ovviamente Mefistofele, coopera all'evento. In una provetta si forma un piccolo essere, un Homunculus (così lo denomina Goethe) luminoso ma senza corpo, e che può vivere solo all'interno della sua fiala di cristallo; in realtà è un demone e chiama Mefistofele “signor cugino”. Quando l’Homunculus vede Faust, come prima cosa gli chiede “perché mi hai fatto nascere?” Faust comprendere che dare la vita è un’immensa responsabilità. Lentamente, ma fra mille avventure, Goethe ci conduce alla vecchiaia di Faust. Adesso il dottore rimpiange l’ umanità, che aveva rinnegato, affidandosi alla magia. Vagante per la terra, ormai quasi cieco, Faust ha però la visione di una grande regione paludosa e immagina, proiettandosi nel futuro, la bonifica di quell’ immenso acquitrino; ordina a Mefistofele di mettere subito al lavoro i lemuri, le strane creature al servizio del diavolo; se la cosa riuscisse essa permetterebbe a molti uomini di “stare su suolo libero con un libero popolo”. In quell’ultimo istante, a quel pensiero, pronuncia le parole del patto: “All’attimo direi: Sei così bello, fermati!” Usa il dubitativo, è vero, ma pronuncia foneticamente la frase. E’ la fine. Mefistofele è felice di aver vinto la scommessa e dimostrato che la vita umana sempre permeata di una insulsa ricerca e l’ansia di miglioramento è del tutto inutile al punto che secondo lui sarebbe meglio “il nulla Eterno”. Ma quando Faust sta per essere trasportato all’inferno, ecco che , d’improvviso, una schiera di angeli viene a prendere la parte immortale di Faust e la conduce in Cielo mentre i demoni, abbagliati e affascinati dalla bellissima luce angelica, restano impietriti. Mefistofele è raggirato e Faust gli viene sottratto. L’uomo è stato salvato sia perché “Chi sempre faticò a cercare, noi possiamo redimerlo” dice la schiera angelica, sia soprattutto anche perché Margherita, ora spirito beato, chiede a Dio di salvare il “suo” Heinrich, il nome di battesimo del dottor Faust, che lei ha sempre amato. Il poema si chiude con le parole di un Coro Mistico nel valloni montani del Purgatorio: “L’Eterno Femminile ci salverà ”: la forza creatrice che muove l’universo è il principio femminile dell’Amore.

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